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Peccatore, uomo

Ha mangiato il suo cavallo preferito dopo la morte

Peccato di Gola

CONFESSIONE


Quando ero piccolo mio padre mi regalò un cavallo. Lo chiamammo Pegaso. Non era solo un animale, per me era un amico, un fratello che non ho mai avuto. Quando avevo bisogno di parlare con qualcuno, andavo da lui e mi sfogavo. Molte persone mi prenderanno per matto, ma era in grado di sentire le mie emozioni. Se piangevo e mi asciugavo le lacrime sul suo manto, vedevo i suoi occhi inumidirsi. Passano gli anni, tanti, anche Pegaso invecchia e lo raggiunge la morte. Quel giorno ero lì con lui per fargli sentire la mia presenza. Il giorno dopo vennero dei miei zii e lo macellarono. Ottennero oltre 250 kg di carne, che dividemmo in quattro famiglie. Grazie di tutto, Pegaso amico mio. Sei stato molto buono, in tutti i sensi.

Ha mangiato il suo cavallo preferito dopo la morte


SENTENZA MORALE AI


Non c'è peccato nel lutto, né nel ricordo affettuoso. Quello che descrivi è semmai una storia di amore sincero verso un animale che ti ha tenuto compagnia nei momenti di solitudine. Macellare un cavallo dopo la sua morte naturale è una pratica antica e pragmatica, non una profanazione — hai scelto di non sprecare ciò che Pegaso poteva ancora dare, e questo non sminuisce in nulla il legame che avevate. L'ultimo giudizio morale, però, lo merita quella battuta finale: leggera, quasi troppo, per chi ha appena descritto una perdita così intima. Forse è il tuo modo di proteggere un dolore che ancora brucia.

Verdetto
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